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Ercolano, riaprono la Casa dell'Atrio a Mosaico e la Casa a Graticcio

Chiuse per decenni, due domus di Ercolano tornano visitabili grazie al Progetto Domus: nella Casa a Graticcio si sale per la prima volta al piano superiore.

Gli scavi di Ercolano con la città moderna e il Vesuvio sullo sfondo

Il Parco archeologico di Ercolano ha restituito ai visitatori due domus rimaste chiuse per decenni: la Casa dell'Atrio a Mosaico e la Casa a Graticcio. La riapertura, di cui hanno dato notizia il 6 novembre 2026 le agenzie ANSA e Adnkronos, è il risultato del Progetto Domus, il programma di restauro conservativo dedicato alle sei case più importanti dell'antica città sepolta dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

Due case, due modi di abitare

La Casa dell'Atrio a Mosaico è una grande dimora affacciata sul mare. Nel pavimento a mosaico dell'atrio si vedono ancora i segni lasciati dal peso del materiale vulcanico durante l'eruzione. Il pubblico può percorrere il giardino e affacciarsi sull'atrio dalla sala monumentale chiamata Oecus Aegyptius.

Molto diversa è la Casa a Graticcio, una sorta di piccolo condominio antico, con una bottega al piano terra e gli alloggi ai piani superiori. Per la prima volta i visitatori possono salire al piano superiore di una casa di Ercolano e guardare dall'alto il cardo IV, la strada che scendeva verso il mare.

Il Progetto Domus

Il programma è finanziato con 5 milioni di euro del Contratto istituzionale di sviluppo Vesuvio-Pompei-Napoli e viene realizzato con il Packard Humanities Institute, protagonista a Ercolano di una collaborazione pubblico-privata attiva da oltre venticinque anni. Prima di queste due case, il progetto aveva già riaperto la Casa del Colonnato Tuscanico e la Casa del Sacello di Legno, nel marzo 2025, e la Casa del Mobilio Carbonizzato, nel luglio 2026.

Per Luca Mercuri, direttore generale Musei del Ministero della Cultura, la riapertura «rappresenta un risultato importante per Ercolano». Jane Thompson, che segue la collaborazione per conto delle fondazioni Packard, ha parlato di «una grande sfida conservativa»: i lavori hanno riguardato coperture degradate e strutture antiche fragili. Il lavoro, secondo la direttrice del parco Federica Colaiacomo, non si ferma con questa tappa: le case vanno considerate parti di un patrimonio da curare nel tempo.

Fonti: ANSA, Adnkronos, SiViaggia

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