Artisti

Raffaello Sanzio: vita, opere e dove vederle

Vita e opere di Raffaello Sanzio: gli inizi a Urbino, lo Sposalizio della Vergine, le Madonne fiorentine, le Stanze Vaticane, la Trasfigurazione e il Pantheon.

Il centro storico di Urbino con il Duomo e il Palazzo Ducale sotto il cielo azzurro

Raffaello Sanzio è il pittore che più di ogni altro ha dato al Rinascimento l'immagine di un'armonia perfetta: composizioni limpide, figure misurate, colori luminosi. In appena trentasette anni di vita passò da Urbino ai cantieri dei papi, lasciando Madonne celebri, ritratti memorabili e le grandi pareti affrescate del Vaticano. Ecco le tappe della sua vita, le opere principali e i luoghi dove vederle oggi.

Le origini a Urbino e la formazione

Raffaello nacque a Urbino nel 1483. Sul giorno le fonti non coincidono: l'Enciclopedia Britannica indica il 6 aprile, mentre la tradizione urbinate ricorda il 28 marzo. Il padre, Giovanni Santi, era pittore e poeta legato alla corte di Federico da Montefeltro; la madre, Magia di Battista Ciarla, morì nel 1491 e il padre nel 1494, quando il ragazzo era ancora giovanissimo.

La casa di famiglia esiste ancora: è la casa natale di Raffaello in via Raffaello, dal 1873 sede dell'Accademia Raffaello, che la acquistò grazie a una sottoscrizione pubblica e al contributo del collezionista inglese John Morris Moore. Nella stanza indicata dalla tradizione come luogo della nascita si conserva un affresco con la Madonna con il Bambino che gran parte della critica considera tra le prime prove del giovane pittore.

Decisivo fu l'apprendistato presso Pietro Perugino: secondo la Britannica, a diciassette anni Raffaello aveva già raggiunto una piena padronanza del mestiere. Il confronto con le opere del maestro mostra quanto presto se ne sia reso autonomo.

Lo Sposalizio della Vergine e gli anni fiorentini

Il distacco da Perugino è evidente nello Sposalizio della Vergine del 1504, oggi alla Pinacoteca di Brera. La tavola, dipinta a olio e alta 170 centimetri, fu commissionata dalla famiglia Albizzini per la cappella di San Giuseppe nella chiesa di San Francesco a Città di Castello. Sul portico del tempio si legge la firma «RAPHAEL URBINAS» con la data in numeri romani. Come spiega la scheda della Pinacoteca di Brera, l'impianto riprende una pala di Perugino, ma lo spazio si organizza attorno all'asse del tempio e si apre fino all'orizzonte. Il pittore aveva circa vent'anni. L'opera entrò a Brera nel 1806, acquistata da Giuseppe Bossi, segretario dell'Accademia.

Nello stesso 1504 Raffaello si trasferì a Firenze, dove dipinse numerose Madonne. Tra queste la Madonna del cardellino, del 1506 circa, legata alle nozze del mercante di lana Lorenzo Nasi. Nel 1547 il crollo del soffitto della casa che la custodiva divise la tavola in diciassette frammenti, ricomposti subito; il restauro moderno è stato condotto dall'Opificio delle Pietre Dure e oggi l'opera si trova agli Uffizi.

Al periodo fiorentino appartiene anche la Deposizione del 1507, oggi alla Galleria Borghese di Roma. La commissionò Atalanta Baglioni in memoria del figlio, ucciso pochi anni prima: il giovane che sorregge il corpo di Cristo lo ricorda. È una grande tavola di pioppo di quasi quattro metri quadrati. Il suo ultimo restauro è durato oltre un anno e si è svolto direttamente nel museo.

Raffaello Sanzio a Roma: le Stanze Vaticane

Nel 1508 Raffaello Sanzio fu chiamato a Roma per decorare gli appartamenti papali. Le quattro Stanze che portano il suo nome sono la Stanza della Segnatura, la Stanza di Eliodoro, la Stanza dell'Incendio di Borgo e la Sala di Costantino.

La prima è la più celebre. Gli affreschi furono eseguiti tra il 1508 e il 1511 in un ambiente che Giulio II usava come biblioteca e studio privato. Secondo i Musei Vaticani, le pareti rappresentano tre grandi categorie dello spirito: il Vero, il Bello e il Bene. La Disputa del Santissimo Sacramento illustra la teologia, la Scuola di Atene, dipinta nel 1510-1511, la filosofia; il Parnaso, con Apollo e le Muse, è dedicato al Bello, mentre l'ultima parete raffigura le Virtù e la Legge. Sotto Leone X la sala divenne studiolo e stanza della musica.

Il pittore dei papi e dei banchieri

Negli anni romani la fama di Raffaello crebbe rapidamente. Per Agostino Chigi, ricco banchiere e suo amico, lavorò nella villa oggi chiamata Farnesina: lì si trovano il Trionfo di Galatea, in cui le indagini sui materiali hanno rivelato l'uso del blu egizio per il cielo, il mare e gli occhi della ninfa, e la volta della Loggia di Amore e Psiche.

Del 1513 è la Madonna Sistina. Raffaello disegnò inoltre dieci arazzi per la Cappella Sistina e, dopo la morte di Bramante, assunse la direzione dei lavori della basilica di San Pietro, confermandosi anche architetto.

Fu un grande ritrattista. Il Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi arrivò a Firenze all'inizio di settembre del 1518, in tempo per il banchetto delle nozze di Lorenzo de' Medici, duca di Urbino. Il restauro dell'Opificio delle Pietre Dure, iniziato nell'autunno 2017, ha dimostrato che anche le figure dei due cardinali sono di mano del maestro, smentendo l'ipotesi di un'aggiunta successiva.

Dove vedere le opere di Raffaello

Le opere principali sono distribuite tra poche città italiane, il che permette di costruire un itinerario mirato.

OperaDataDove si trova
Sposalizio della Vergine1504Pinacoteca di Brera, Milano
Madonna del cardellino1506 circaGalleria degli Uffizi, Firenze
Deposizione Baglioni1507Galleria Borghese, Roma
Scuola di Atene1510-1511Stanza della Segnatura, Musei Vaticani
Trionfo di Galateaanni romaniVilla Farnesina, Roma
Ritratto di Leone X con due cardinalientro il 1518Gallerie degli Uffizi, Firenze
Trasfigurazione1516-1520Pinacoteca Vaticana

Consiglio: a Roma si possono vedere in pochi giorni le Stanze e la Pinacoteca dei Musei Vaticani, la Galleria Borghese, Villa Farnesina e la tomba al Pantheon. Diversi di questi luoghi richiedono la prenotazione: orari e modalità di accesso vanno verificati sui siti ufficiali prima della visita.

La Trasfigurazione e la morte nel 1520

L'ultima opera di Raffaello è la Trasfigurazione della Pinacoteca Vaticana, dipinta tra il 1516 e il 1520 su commissione del cardinale Giulio de' Medici, futuro Clemente VII, per la cattedrale di Narbona. La grande tavola, di 410 per 279 centimetri, unisce due episodi del Vangelo di Matteo: in alto Cristo in gloria tra Mosè ed Elia, in basso gli apostoli e il giovane ossesso. Non partì mai per la Francia: il cardinale la donò alla chiesa di San Pietro in Montorio. Portata a Parigi nel 1797 dopo il trattato di Tolentino, tornò a Roma nel 1816.

Raffaello morì a Roma il 6 aprile 1520, secondo la Britannica nel giorno del suo trentasettesimo compleanno, e la Trasfigurazione fu collocata a capo del suo feretro. Fu sepolto nel Pantheon, dove in seguito trovarono posto anche Annibale Carracci, Baldassarre Peruzzi, Arcangelo Corelli e i primi due re d'Italia.

Domande frequenti

Perché si chiama Raffaello Sanzio e non Santi?

Il cognome di famiglia era Santi, come quello del padre Giovanni; Sanzio è la forma con cui il pittore è conosciuto da secoli, anche se lo si trova citato pure come Raffaello Santi.

Qual è l'opera più famosa di Raffaello?

La Scuola di Atene, nella Stanza della Segnatura dei Musei Vaticani, è la più nota, ma sono celebri anche lo Sposalizio della Vergine, la Madonna del cardellino e la Trasfigurazione.

Dove è sepolto Raffaello?

Nel Pantheon di Roma, dove riposa dal 1520, anno della sua morte.

Quanti anni aveva Raffaello quando morì?

Trentasette: nato a Urbino nel 1483, morì a Roma il 6 aprile 1520.

Vedi tutto in Artisti

Commenti

Ancora nessun commento. Scrivi tu il primo!

Lascia un commento

I commenti vengono moderati prima della pubblicazione. Tutti i campi contrassegnati con * sono obbligatori.

Non verrà pubblicata.

Partner Romania 175